Cos’è successo
A partire dalla mattinata del 20 gennaio 2026, Keliweb ha iniziato ad accusare una serie di problemi tecnici che hanno reso impossibile raggiungere i servizi web ed email ospitati su moltissimi dei loro server. A volte con down persistenti e altre con rallentamenti pesanti o errori di varia natura.
Contestualmente sono iniziati a comparire sui loro social una serie di comunicati ufficiali: “Stiamo subendo un attacco di notevoli dimensioni, stiamo facendo il possibile per risolvere il problema.” A confermare il problema c’erano anche diversi altri segnali: ad esempio login che fallivano e il loro stesso sito web che era completamente irraggiungibile, o lo era a singhiozzo.
In parallelo infatti, centinaia di utenti hanno segnalato disservizi e rallentamenti sui propri siti web, email, DNS e servizi ospitati sulle infrastrutture Keliweb.
Questa situazione si è ripresentata più volte anche in seguito, in particolare nei giorni del 21 e 22 gennaio 2026. Ad oggi quindi si contano 3 giorni di disservizi costanti estesi a diversi livelli, ma diverse problematiche sono state segnalate anche nei giorni successivi.
Vi invitiamo a leggere gli aggiornamenti pubblicati qui sotto per una panoramica completa.
Aggiornamenti
Aggiornamento del 22/01/2026 ore 18:30
Keliweb si rifiuta di rispondere pubblicamente alle richieste di delucidazione e invita gli utenti ad aprire ticket sulla loro piattaforma, che però è costantemente irraggiungibile.
N.D.R.: Non si comprende come mai, essendo Keliweb certificata ISO 27001 e 27017, NON abbia ancora messo in atto i piani BC (Business Continuity/Continuità Operativa) e DR (Disaster Recovery/Ripristino da disastro).
Aggiornamento del 22/01/2026 ore 18:55
Sull’area clienti di Keliweb è comparso il messaggio “This installation of WHMCS is under a Development License“.
La vicenda sta così assumendo contorni spigolosi, in assenza di ulteriori dettagli e da un’analisi “a vista” potrebbe essere probabile che l’attacco non sia relegato all’aspetto networking (DDoS) ma abbia colpito anche il cuore del loro sistema gestionale “WHMCS”, con relative possibili ripercussioni sulla trafugazione di dati personali, fatture, metodi di pagamento, indirizzi, clienti ecc…Questa è ovviamente solo una delle possibili ipotesi, e in assenza persistente di aggiornamenti da parte dell’azienda, non è possibile ancora escludere nulla.
Aggiornamento del 23/01/2026 ore 10:00
Al momento tutto tace, lo status operativo dei servizi riporta:
- Hypervisor: Problemi sulle prestazioni
- Storage: Disservizio parziale
A indicare che i problemi persistono dopo oltre 72h. Sui social non sono comparse novità o comunicazioni degne di nota.
Aggiornamento del 25/01/2026 ore 18:00
Diversi utenti lamentano ancora problemi, pur potendo aprire un ticket Keliweb risponde che a loro lato Cloud e servizi risulta tutto operativo e nella norma. Un po’ difficile da credere considerata la situazione, che sembra ulteriormente aggravarsi dal fatto che l’azienda tende ad eliminare – a proprio insindacabile giudizio -i commenti dei clienti dai social. Lasciamo a voi ogni deduzione in merito.
Aggiornamento del 26/01/2026 ore 11:00
Apparentemente l’area tecnica/cliente di Keliweb sembra essere tornata operativa senza particolari problemi, siamo finalmente riusciti ad aprire un ticket dove chiediamo dei chiarimenti tecnici fondamentali per capire cosa è successo e quali aree siano state impattate, in modo da poter pianificare eventuali azioni successive e rispondere così alle normative in casi come questi. Tuttavia diversi utenti riferiscono sui social di avere avuto ancora problemi nelle ultime 24 ore, lamentando e documentando con diversi screenshot gli errori riscontrati. A questo punto, in assenza di aggiornamenti ufficiali (che incredibilmente ancora mancano) da parte dell’azienda, non ci resta che attendere una loro risposta diretta al ticket.
Aggiornamento del 26/01/2026 ore 11:45
E’ comparso un comunicato ufficiale pubblicato qui (ma è accessibile solo previo login utente): https://www.keliweb.it/billing/comunicazioni/380/comunicazione-raggiungibilita-servizi-nei-giorni-20-21-22-cm.html
Cosa c’è scritto e cosa significa:
Al momento si parla di indisponibilità dei servizi e dei dati gestiti sulle VPS a causa di un guasto hardware avvenuto il 20 e 22 gennaio, e indisponibilità dei servizi DNS e dei nomi a dominio a seguito di attacco DDoS avvenuto il 21 gennaio.
L’evento è stato qualificato quindi come indisponibilità (availability breach), che rientra nel concetto di data breach quando impatta dati personali, anche senza esfiltrazione.
Questo comunicato copre l’obbligo base ex art. 33(2), come “prima notifica” ma non è abbastanza dettagliato per chi deve fare un risk assessment serio e chiudere l’evento in modo solido (anche lato audit/fornitori).
Per i clienti titolari di servizi Keliweb, al momento significa che devono:
registrare/documentare l’incidente internamente (il GDPR richiede la documentazione delle violazioni, anche quando non si notifica al Garante).
valutare il rischio per i diritti e le libertà degli interessati: se davvero è stata solo indisponibilità temporanea e breve, spesso non scatta la notifica al Garante né agli interessati; ma la valutazione va fatta e motivata. (Linee EDPB: include anche indisponibilità).
Ultimo Aggiornamento del 27/01/2026 ore 11:45
Alcuni clienti continuano a lamentare problemi di indisponibilità dei servizi, occorsi nelle ultime 24 ore.
Da parte nostra riteniamo chiusa la vicenda e non seguiranno più aggiornamenti in merito.
Riteniamo il comportamento di Keliweb ai limiti dell’accettabile: l’eliminazione dei commenti “scomodi” dai social, l’emissione di un comunicato “privato” o comunque accessibile solo agli utenti interessati (e soltanto dopo 5 giorni dal primo attacco), così come la mancanza di aggiornamenti reali sullo status operativo e sugli incidenti registrati, minano fortemente la trasparenza, la credibilità e la fiducia degli utenti stessi verso l’azienda.
Hardweb ha continuato a monitorare le problematiche sui siti web dei clienti, ospitati sui server Keliweb, e possiamo confermare che gli allarmi relativi all’uptime continuano ad essere registrati su diverse fasce orarie; sintomo che il servizio non risponde alla SLA dichiarata, con possibili (anzi probabili) ripercussioni sulla disponibilità del servizio email, web e sulla SEO.
Abbiamo inviato una comunicazione a tutti i nostri clienti (ed ex-clienti) per spiegare la situazione. Chi ha aderito al servizio di migrazione offerto da noi gratuitamente ha già risolto tutti i problemi. Chi non ha aderito o non ha risposto, speriamo valuti la situazione e provveda a tutelarsi in autonomia o comunque presso terzi.
Che cosa significa “attacco” per un utente normale
Quando un provider parla di “attacco” possono esserci scenari molto diversi, ad esempio:
Attacco alla disponibilità (tipo DDoS): i servizi risultano lenti o non raggiungibili, ma non implica automaticamente che qualcuno sia entrato nei sistemi.
Intrusione o compromissione: accesso non autorizzato a pannelli, server, email o database (qui il rischio sale molto).
Compromissione credenziali: furto o abuso di password/API key (spesso poi usate per email, FTP, CMS, ecc.).
Perché questa situazione è abbastanza grave ed allarmante:
Keliweb ha confermato in più occasioni di aver isolato e risolto il problema per poi smentirsi subito dopo. Questo metodo di comunicazione lascia intendere che il problema non fosse davvero sotto controllo, o comunque era più esteso di quanto dichiarato.
In base all’art.23 del NIS2 un provider colpito da un attacco informatico deve comunicare al CSIRT, al Garante della Privacy e ai clienti alcune informazioni minime, con tempistiche ben precise:
Entro 24 ore: early warning (es. sospetto atto malevolo / possibile impatto transfrontaliero).
Entro 72 ore: incident notification con valutazione iniziale di gravità e impatto e, se disponibili, indicatori di compromissione (IoC).
Intermedio: aggiornamenti su richiesta del CSIRT/autorità.
Entro 1 mese: final report con descrizione dettagliata, severità/impatti, root cause / tipo di minaccia, misure di mitigazione (e impatto cross-border se presente).
Che informazioni “minime” devono essere fornite:
L’Art. 33 del GDPR specifica che devono essere indicati almeno: natura della violazione, categorie/volumi indicativi di dati e interessati, contatto DPO/punto contatto, conseguenze probabili, misure adottate/proposte (anche per mitigare). E possono integrare a fasi se non hanno tutto subito.
Nota pratica: il GDPR non impone di pubblicare su social i dettagli tecnici (TTP, vettori, ecc.). Impone invece notifiche formali a autorità/controllori/interessati quando ricorrono le condizioni.
Al momento però non si hanno notizie in merito e anche se non vige l’obbligo di pubblicare sui social, non si trova traccia da nessuna parte di altri comunicati o comunicazioni formali verso gli utenti interessati.
EDIT del 26/01/2026, E’ comparso un comunicato ufficiale pubblicato qui: https://www.keliweb.it/billing/comunicazioni/380/comunicazione-raggiungibilita-servizi-nei-giorni-20-21-22-cm.html
Purtroppo tale comunicato è visibile e accessibile solo ai clienti registrati.
In sintesi il comunicato: qualifica i problemi riscontrati come guasto hardware e attacco DDoS che hanno reso inaccessibili VPS e DNS, senza scendere in ulteriori dettagli tecnici.
Il punto centrale è questo: senza una disclosure tecnica completa, non si può escludere a priori nessuno scenario, soprattutto per chi usa email e siti con dati (form contatti, aree riservate, e-commerce).
La situazione a livello tecnico era comunque già grave anche in precedenza. Come si può notare dagli screenshot qui sotto, ci sono ben 2 evidenze che fanno storcere il naso.
La prima è che il sistema di segnalazione/status dei servizi non ha mai riportato alcun incidente nei giorni in cui sono effettivamente avvenuti.
La seconda è che andando a vedere il monitoraggio dell’uptime sui portali ospitati nei loro server, abbiamo rilevato che ci sono stati down costanti QUOTIDIANI negli ultimi mesi. Sintomo che:
- La SLA dichiarata del 99,99% potrebbe non essere realmente rispettata.
- L’hosting sta sperimentando problemi di una certa gravità già da diverso tempo, senza che siano mai state prese in considerazione misure riparative.
Si notano quindi down praticamente quotidiani e compresi ciascuno tra i 5 e i 20 minuti. In un mese, sommando queste “indisponibilità”, fanno ben 5 ore di down totale in media. La SLA reale è quindi del 99,31% e non quella dichiarata del 99,99%.
E se in quelle 5 ore fosse passato un cliente a vedere il sito, o fosse stata persa una mail, o ancora, se fosse passato Google a scansionare e indicizzare il sito senza trovarlo? Purtroppo si tratta di possibili danni difficili da quantificare.
Perché la situazione è potenzialmente rischiosa, anche se il tuo sito “torna online”
In caso di incidente su un hosting provider, i rischi tipici per aziende e professionisti sono:
Email: accesso a caselle, lettura di conversazioni, invii fraudolenti, regole di inoltro “nascoste”, reset password di altri servizi.
Sito / database: accesso a dati di contatto, account utente, ordini e anagrafiche (nel caso di e-commerce).
Reputazione e deliverability: se partono spam o phishing, poi diventa più difficile far arrivare le email legittime.
Cosa fare: checklist rapida
Se hai servizi su Keliweb (o su qualunque provider coinvolto in un incidente), queste sono le prime azioni sensate:
Cambia le password di:
caselle email
pannello hosting
FTP/SFTP/SSH
WordPress (admin) e database (se possibile)
Abilita la 2FA ovunque sia disponibile (pannello, email, WordPress con plugin affidabile).
Controlla le regole di posta (inoltri/filtri):
inoltri automatici verso indirizzi che non riconosci?
filtri che spostano mail in cartelle “silenziose”?
Se trovi qualcosa di strano, rimuovilo e cambia password.
Verifica gli utenti amministratori del sito
se compaiono admin sconosciuti: disabilita subito, cambia password, fai una verifica più approfondita.
Aggiorna WordPress, plugin e tema
Lo so, sembra banale, ma in queste fasi spesso si “approfitta” di installazioni non aggiornate.Fai un backup completo adesso
File + database. Idealmente una copia offline (non solo sullo stesso hosting).
Se hai un e-commerce o form che raccolgono dati: fai un passo in più
Cambia le chiavi/API (gateway di pagamento, plugin che parlano con servizi esterni, webhooks).
Controlla log e attività recenti (ordini strani, account creati, cambi email admin).
Valuta l’impatto privacy: se ci sono indizi concreti di accesso a dati personali, serve un’analisi seria (anche per obblighi GDPR).
Nota GDPR (semplificata)
Nel GDPR, se c’è una violazione di dati personali, il titolare del trattamento può avere obblighi di notifica all’autorità e, nei casi più gravi, anche agli interessati. In generale la notifica al Garante va fatta “senza ingiustificato ritardo” e, ove possibile, entro 72 ore da quando si viene a conoscenza della violazione.
La difesa più efficace quando c’è incertezza è “tagliare il legame” e migrare tutto
Quando l’entità dell’incidente non è chiara (e soprattutto quando viene meno il rapporto di fiducia e trasparenza tra fornitore e cliente) la misura più forte per ridurre il rischio è spostare i servizi su un’infrastruttura diversa e fare una cambio completo delle credenziali (email, pannelli, FTP, database, WordPress, API).
Attenzione che questo non è “panico”: è gestione del rischio. Perché anche se l’attacco fosse “solo” di disponibilità, i disservizi ripetuti e l’incertezza operativa restano un problema.
Migrazione: perché conviene farla
Una migrazione fatta bene ti permette di:
ripartire su un ambiente pulito e stabile;
cambiare tutte le password/chiavi in modo coordinato;
verificare sito e posta senza l’urgenza del “torna su / non torna su”.
Se vuoi una mano, Hardweb può valutare la situazione (sito + email) e proporti un percorso di messa in sicurezza e, se necessario, migrazione sul miglior hosting wordpress in italia.




